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Vier Jahre sind seit den Ereignissen von „No Way Home“ vergangen. Peter ist nun erwachsen und lebt für sich allein, nachdem er sich freiwillig aus dem Leben und den Erinnerungen derer, die er liebt, ausgelöscht hat. Er bekämpft Verbrechen in einem New York, das ihn und seinen Namen nicht mehr kennt, und widmet sich ganz dem Schutz seiner Stadt: Spider-Man in Vollzeit. Doch mit den steigenden Anforderungen löst der Druck eine überraschende körperliche Veränderung aus, die seine Existenz bedroht – gerade als eine seltsame neue Art von Verbrechen eine der mächtigsten Bedrohungen hervorbringt, denen er je gegenüberstand.
Avis de la communauté (12)
where in sadie sink what mayday parker & jean grey ??
Finally after all these years an amusing and well packed street level adventure where character development is central, guess stars like punisher and hulk are well inserted into the narrative, probably the best live action spider man movie from the times of spider man 2
"A natural evolution for Peter Parker" When I was thinking about Spider-Man: Brand New Day beforehand, I actually asked myself only one question: does this film understand what makes Spider-Man so special? For me, Spider-Man is at his best when Peter Parker and Spider-Man pose each other's greatest challenge. Not when the greatest threat comes from the outside, but when his life as a superhero clashes with his life as a human. After watching the film, I can answer that with a resounding yes. Brand New Day does not try to reinvent Peter Parker. Instead, the film shows what four years of loneliness, loss, and responsibility have done to him. That makes this fourth Spider-Man film simultaneously a logical sequel to No Way Home and a convincing new beginning for the trilogy that is now getting underway. Destin Daniel Cretton clearly charts his own course in this regard. The action feels more free and loose, Spider-Man finally moves again the way many fans know him from the comics and games, and Tom Holland is given ample space to show once again why he has become completely integrated with this character. He is funny when necessary, vulnerable when the story calls for it, and convincing at the moments when Peter Parker threatens to buckle under the weight of his own responsibilities. Without giving away spoilers, I do want to highlight one name: Sadie Sink. For months, there was speculation about her mysterious role within the MCU, and after seeing Brand New Day, I understand why Marvel was so secretive about it. Her introduction feels natural, she acts convincingly, and I am already curious to see how her character will develop further in the coming years. Not every choice works out equally well. Some MCU connections feel slightly more prominent than necessary, and a few members of the extensive cast could have been given a larger role or even left out entirely. Yet, ultimately, these are minor criticisms within a film that knows remarkably well where its priorities lie. For ultimately, Spider-Man: Brand New Day is not about the biggest action, the most spectacular cameos, or the build-up to a next Avengers film. The film revolves around Peter Parker. And that is precisely why it worked so well for me.
Parte senza spoiler Secondo me, *Spider-Man: Brand New Day* è il miglior film dedicato allo Spider-Man di Tom Holland. Non necessariamente il più spettacolare o quello con il maggior numero di sorprese, ma quello che riesce finalmente a raccontare una vera storia dell’Uomo Ragno. I film precedenti lo avevano inserito fin da subito all’interno di dinamiche molto più grandi di lui. Tony Stark, gli Avengers, le conseguenze di *Endgame*, il multiverso e gli altri Spider-Man avevano spesso finito per occupare lo spazio che avrebbe dovuto appartenere a Peter Parker. Qui, invece, Spider-Man è davvero il protagonista. Il film sembra quasi un volume preso da una serie a fumetti. Non parte completamente da zero, perché porta con sé le conseguenze di ciò che è accaduto nei capitoli precedenti, e non arriva neanche a una conclusione definitiva. Racconta una parte del percorso del personaggio, chiude alcuni passaggi e ne apre altri, senza dare l’impressione di dover risolvere tutto entro i titoli di coda. La storia è abbastanza solida e riesce a reggere anche quando si riempie di riferimenti. Il citazionismo è presente praticamente ovunque, ma non riguarda soltanto il Marvel Cinematic Universe. Alcune scene richiamano apertamente lo Spider-Man di Sam Raimi, altre ricordano quello di *The Amazing Spider-Man*, mentre gli inseguimenti e i combattimenti per le strade di New York sembrano riprendere movimenti, ritmo e impostazione visiva dei videogiochi di Insomniac. Ci sono anche numerosi personaggi provenienti dai fumetti, alcuni dichiarati apertamente e altri lasciati sullo sfondo, quasi come piccoli riconoscimenti per chi conosce meglio il mondo dell’Uomo Ragno. Boomerang, Tombstone e soprattutto Scorpion contribuiscono a dare l’idea di una New York popolata da criminali e minacce che esistono anche al di fuori della trama principale. Tutto questo serve a costruire un mondo più vicino a quello classico di Spider-Man: urbano e caotico, nel quale il protagonista deve occuparsi tanto delle grandi minacce quanto dei problemi delle persone che vivono nella sua città. Dopo anni di armature avanzate, tecnologia di Stark, viaggi nello spazio, magia e multiversi, Peter torna a muoversi soprattutto tra i palazzi di New York. Parte SPOILER Le grandi sorprese del film, almeno per chi ha seguito leak e indiscrezioni, non sono poi così sorprendenti. Molti dei personaggi presenti erano già stati anticipati, ma la loro presenza funziona perché non toglie a Peter il centro della scena. MJ e Ned tornano ad avere un ruolo importante. Il trio non viene ricostruito cancellando ciò che è successo in *No Way Home*: il rapporto tra i tre porta ancora addosso le conseguenze di quel finale. MJ rappresenta per Peter un legame ancora irrisolto. Ned rimane invece più ai margini per buona parte del film, ma diventa nel finale una delle chiavi della ripartenza del personaggio. Punisher, interpretato da Jon Bernthal, è leggermente più ammorbidito nei toni rispetto alla versione vista nelle serie Marvel, ma rimane rude, violento e poco disposto ai compromessi. Verso il finale lascia emergere un lato più umano, senza però trasformarsi improvvisamente in qualcosa che non è. Hulk compare inizialmente come Bruce Banner, calmo e controllato, per poi tornare a essere una presenza realmente minacciosa. Questo Hulk fa paura, distrugge e restituisce quella sensazione di forza incontrollabile che il personaggio aveva progressivamente perso nelle ultime apparizioni. Il fatto che venga soggiogato dal villain rende lo scontro ancora più fisico e pericoloso. Anche Yelena Belova svolge una funzione importante, perché collega la storia di Peter alla situazione attuale dell’universo Marvel. Il suo incontro con Spider-Man nella sauna gioca soprattutto sull’imbarazzo di Peter e sul modo diretto e ironico con cui Yelena affronta qualsiasi situazione. Il fulcro del conflitto, però, è Jean Grey. Il personaggio interpretato da Sadie Sink viene introdotto principalmente attraverso i suoi poteri telepatici, prima che emerga pienamente il suo legame con la Fenice e con il mondo degli X-Men. Jean viene presentata inizialmente come il villain del film, ma la sua storia è più complessa. La sua trasformazione nasce dalle azioni del Damage Control, che prosegue il percorso già iniziato nelle precedenti produzioni Marvel. L’organizzazione non si limita più a ripulire i danni causati dai supereroi o a controllare le persone dotate di poteri: cerca di usarle, studiarle e trasformarle in strumenti. La vicenda di Sarah Grey, la sorella di Jean, rende questo conflitto personale. Jean non agisce per una semplice volontà di distruzione, ma come conseguenza del dolore, della rabbia e della manipolazione subita. Peter riconosce in lei qualcosa che conosce bene: l’incapacità di accettare una perdita e di convivere con ciò che si è diventati. Entrambi reagiscono al dolore isolandosi e allontanando le altre persone, convinti che essere soli sia l’unico modo per proteggersi e proteggere chi potrebbe restare loro vicino. Zia May torna senza tornare davvero. Non c’è una resurrezione e non viene cancellato il suo sacrificio. La sua presenza è legata proprio al senso di solitudine che accomuna Peter e Jean e alla loro volontà di affrontare tutto da soli. È questo, secondo me, il cuore di *Brand New Day*. Peter non riesce più a essere Peter Parker. Dopo tutto ciò che gli è accaduto, si è rifugiato interamente nell’identità di Spider-Man, trasformando la maschera in un modo per evitare di affrontare se stesso. I suoi poteri non sono più soltanto un dono o una responsabilità. Diventano quasi qualcosa che lo attanaglia, perché Spider-Man ha preso il posto della persona che si nasconde sotto il costume. Il suo percorso è quindi un processo di accettazione del cambiamento, della crescita, delle perdite e della propria identità. Nei film precedenti Peter diventava sempre più potente senza una vera crescita interiore: dall’Iron Spider agli strumenti magici, ogni upgrade lo rendeva più “grande” solo in superficie. Qui, invece, il cambiamento è tutto interno. Peter accetta di essere cambiato e capisce che Spider-Man e Peter Parker non possono più essere due identità in conflitto. È questa consapevolezza a renderlo, allo stesso tempo, uno Spider-Man migliore e un Peter Parker nuovo. In *Brand New Day* il nuovo inizio è quindi soprattutto personale: un ragazzo trascinato troppo in fretta tra Avengers e minacce cosmiche che finalmente deve capire chi vuole essere. Per la prima volta, lo Spider-Man di Tom Holland appare più adulto, più solo e profondamente legato a New York. Cresce non per via di nuove tecnologie o alleati, ma perché non può più continuare a fuggire da se stesso.